Tiro a Segno Nazionale - Sezione di Bondeno
Tiro a Segno Nazionale - Sezione di Bondeno

 

LA SPECIALITÀ CLT (CARABINA LIBERA A TERRA) IN ITALIA

 

 

Curiosità storiche e studi tecnico-balistici

 

Certamente oggi nessuno può ricordare che nell'anno 1965 e antecedenti, tra le specialità di tiro comprese nei Campionati Italiani Assoluti, in Italia non esisteva il tiro con Carab. Libera 60 colpi a Terra. 

Questa specialità di tiro, che fu presente alle Olimpiadi moderne dall'origine fino ai giorni nostri, non è mai stata praticata in Italia fino al 1965.

Il tiro con C.L. a Terra era previsto solo nella CL.3p cioè 3 posizioni: a Terra, in Piedi e in Ginocchio.

Il Presidente della UITS di allora: Gen. Giovanni Gatta non voleva ammettere la specialità dei 60 colpi a terra ai Campionati Italiani, in quanto (a suo dire) la gara CLT (carab. Libera a Terra) la riteneva una "gara di fortuna".

Il Gen. Gatta che ho conosciuto molto bene e che mi stimava molto per le mie conoscenze tecniche, era una persona onestissima, che si prodigò molto a promuovere lo sviluppo del TSN in Italia.

Tuttavia riguardo alle tecniche di tiro era proprio sprovveduto.

Per cui mi diedi da fare per convincerlo, insieme con i membri della Commissione Tecnica di allora, che la mancanza di questa specialità di tiro ai Campionati Italiani era una lacuna da colmare.

Le mie argomentazioni furono accolte e la specialità CLT fu inclusa tra le specialità di tiro previste ai Campionati Italiani Assoluti.

Le argomentazioni che portai furono non solo di carattere tecnico, ma  anche di opportunità pratica.

Infatti i punteggi dei nostri migliori tiratori di carabina nelle tre posizioni erano allora nettamente inferiori a quelli dei tiratori in campo internazionale, mentre puntando sulla posizione a Terra avremmo, a mio giudizio, potuto raggiungere più rapidamente i punteggi necessari per competere ai massimi livelli. 

I fatti mi diedero ragione, anche se i risultati dei primi Campionati Italiani furono deludenti.

Il primo Campionato lo vinse Paoli Luca nel 1965 con un modesto 584.

I risultati tecnici progredirono poi rapidamente nei Campionati seguenti.

Nel 1966 vinse De Chirico con punti 589.

Nel 1968 vinse Gonzatti con punti 595 e nel 1969 vinse Donna con p.593.

Il massimo risultato in campo internazionale l'Italia lo conquistò a Phoenix (Arizona, USA) vincendo il Campionato del Mondo a squadre con i tiratori:

  • Frescura Walter di Calalzo con punti 595
  • De Chirico Giuseppe G.S. alpini con punti 594
  • Testarmata Luigi di Roma con punti 590
  • Donna con punti 589

Questa fu la conferma che avevo visto giusto nella scelta tecnica adottata 5 anni prima.

 

A questo punto concedetemi una parentesi personale.

La specialità del tiro a terra è sempre stata la mia passione, anche perchè nella posizione in piedi non riuscivo a competere con i migliori.

Infatti le mie braccia più corte del normale non mi permettevano di assumere nella posizione in piedi un corretto bilanciamento dell'arma e una buona stabilità.

Nella posizione a terra invece erra determinante la tecnica di tiro e quindi avrei potuto mettere in pratica quanto avevo imparato nella scuola di tiro di Wiesbaden (Germania).

Purtroppo presso la Sezione di tiro di Ferrara non c'era una carabina con una buona canna, particolare indispensabile per il tiro a terra.

Frequentando l'Università di Bologna ebbi occasione di conoscere Franco Berti. Facevo parte insieme con lui della squadra di tiro del CUS Bologna e disputammo insieme i primi Campionati Italiani Universitari.

La famiglia Berti, dell'armeria Bignami di Bolzano, è appunto originaria di Bologna. Negli anni 60 l'Armeria Bignami importava le armi Anschutz e Franco si offrì di trovarmi una carabina con canna selezionata.

E fu di parola!

Con l'arma che mi spedì a Ferrara, che uso tuttora (mat. 6 193 del 1966) vinsi nel 1971 i Campionati Italiani nella posizione a terra stabilendo il nuovo primato italiano con punti 598 su 600.

 

All'inizio del 1972 fui a Ulm (Germania) ospite di Dieter Anschutz come tiratore della Nazionale e come tecnico della UITS.

Prima di visitare la fabbrica fui presente, con l'assistenza di una interprete, ad una riunione dei tecnici della Anschutz dove si discuteva fra l'altro della opportunità o meno di mantenere la linea di mira; cioè per diverse inclinazioni dell'arma impugnata dal tiratore.

Un tecnico affermò che il tiratore americano Anderson, allora frequentatore di tiro della scuola di tiro di Wiesbdaen (Germania), aveva eseguito prove sperimentali con linee di miro più o meno alte sull'asse della canna, raggiungendo la convinzione, che le diverse altezze della linea di mira non influivano sulla entità dell'errore, a parità di rotazione della carabina.

Però non esistevano ancora dimostrazioni teoriche fisico-balistiche che potessero confermare le su prove.

Tornato in Italia e facendo ricorso alle mie nozioni di fisica e di balistica esterna, mi fu possibile dimostrare con assoluta certezza, che il tiratore Anderson aveva ragione. 

Lo studio completo del problema fu pubblicato sulla rivista "Tac-Atmi" nel numero di Maggio del 1974.

e non fu uno studio puramente teorico dal momento che da allora ad oggi le linee di mira delle carabine si sono alzate progressivamente per migliorare la posizione della testa del tiratore soprattutto nella posizione di tiro in piedi; tanto che la Federazione internazionale è poi intervenuta a limitare i rialzi consentiti rispetto all'asse della canna.

 

Scusate se sono io a ricordare queste cose dal momento che la UITS non ha mai ricordato nè riconosciuto i miei studi.

Visto che l'UITS ha una scuola di "Alta Specializzazione", così almeno la definì il Presidente Orati, questi studi presso il centro didattico dovrebbero esistere almeno come documentazione storica.

E per quanto riguarda "l'Alta Specializzazione" dei tecnici UITS, ho seri dubbi sulla profondità delle loro conoscenze di tecnica del tiro e di balistica.

Per continuare a dissertare su argomenti tecnici riguardanti le carabine cal. 22, vi racconterò ora come sono diventate di uso comune le chiavi dinamometriche per il serraggio della meccanica sulla cassa della carabina.

 

In occasione della mia visita ad Ulm (Germania) presso la Anschutz il loro tecnico addetto alle prove balistiche delle canne di precisione provò la mia canna smontando la meccanica della carabina ed eseguendo le prove di tiro sul loro banco di prova.

Le rosate di tiro ottenute risultarono perfettamente corrispondenti a quelle fornite sul cartoncino di prova in dotazione alla carabina stessa.

A prova ultimata io controllai che le viti di serraggio della meccanica sulla cassa dell'arma fossero strette nel modo che io conoscevo.

Dieter mi chiese il motivo del mio atteggiamento così scrupoloso, al che gli feci notare come una diversa stretta delle viti avrebbe comportato una variazione sulla rosata di tiro.

Il capotecnico della Anschutz Sig. Maier si riservò di fare altre prove, non solo sulla linea, ma anche sulla carabina con meccanica assemblata. 

L'anno seguente durante la prima gara internazionale a Milano, Maier mi confermò che avevo ragione, e dal 1974 le carabine Anschutz furono dotate di viti di serraggio a brugola con relativa chiavetta, che consentiva di controllare la stretta delle viti mediante il peso stesso dell'arma.

Infatti a seconda che si usasse la chiavetta su una carabina libera o su una carabina standard (più leggera) l'ultima stretta delle viti andava fatta posizionando il dito sul corrispondente incavo della chiavetta in modo che la coppia di torsione per i due pesi diversi risultasse la stessa.

Soluzione molto semplice e di facile impiego, che però spinse i tiratori agonisti più sofisticati ad usare una chiave dinamometrica predisponendo la coppia da usare nel serraggio delle viti.

Al giorno d'oggi non c'è più alcun tiratore che non abbia al seguito una chiave dinamometrica.

Rimane poi tutto da vedere se egli sappia usarla in maniera corretta, dal momento che bisognerebbe conoscere quali siano le caratteristiche dei materiali che intervengono a smorzare le vibrazioni della canna al momento dello sparo per poter predisporre la giusta coppia di serraggio.

Ma a questo argomento è necessario dedicare una intera puntata.

 

E sarà necessario che io usi un linguaggio semplice, che sia accordato sulla lunghezza d'onda di coloro che lo devono capire.

(Prima regola didattica: farsi capire !!)

 

Alla prossima puntata !!!

 

Il Presidente Ing. Umberto Lodi 

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